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giovedì 25 maggio 2017

càpita. capìta. van ben entrambi




Capita, prima o poi  di  farsi male. Farsi male non è solo inevitabile, a volte lo puoi evitare, a volte è prevedibile, ma a volte può anche essere necessario. Non è essere masochisti o particolarmente zen, chi mi conosce sa che non lo sono per niente! Ma a volte ti salva. 
Non dico ti salvi la vita, ma in un certo senso, può salvarci da noi stessi. Da quello che siamo diventati o da quello che stiamo diventando, dalla piega che abbiamo preso o da aspettative esagerate, magari neanche nostre. O dalla pretesa di non fallire mai, pensando a volte che dare il meglio di sé significhi per forza essere i migliori in assoluto.
A me è capitato di farmi male, inevitabile in questo caso. E' stato graduale, ma inevitabile. Il ginocchio ha presentato il conto. Quando si dice ginocchio "vissuto" per non dire artrosi del ginocchio che fa un po' vecchia e a 37 anni appena compiuti non mi sento ancora una milf :-)
Da 2 mesi praticamente non corro o quando ci provo non arrivo a 5km. In compenso ho recuperato in un mese quello che non ho nuotato in 30 anni di vita! Sarà la maturità, sarà aver riscoperto lo iodio che per origini genetiche scorre in me, sarà che il cartone in loop per Ester è stato Nemo, sarà che una delle sue canzoni preferite è "voglio restare tutto il giorno in una vasca...", sarà sarà ma sto nuotando come Dory: perdendo il conto delle vasche. 
Il Garmin però mi fa notare che dopo le prime timide sedute, (aiutata pure dalla tavoletta...) ora siamo passati a una media superiore ai 2km a seduta. Con un piccolo record di 3.000m settimana scorsa. E credetemi, gongolo come alla prima Maratona! 
"Quando la vita si fa dura, sai che si fa? Zitto e nuota, nuota e nuota."

Niente di più vero. In acqua ti senti leggero, anche se dentro puoi avere pesi più grossi di te. Quando la vita ti toglie il fiato, nuotare ti ricorda come respirare. Non c'è altro modo per imparare a vivere che facendo degli errori, come imparare a nuotare senza affogare.
Una volta la corsa era il mio modo di incalanare le mie storie, e lo sarà ancora. 
Ora lo faccio con il nuoto e la bici. Altra riscoperta. La reazione appena l'ortopedico mi ha dato lo stop è stata andare a comprare una bici "da corsa" e fare l'abbonamento in piscina.
Il resto è arrivato da sè. La voglia di fare, di divertirsi, i desideri si sono riaccesi. La bici mi permette di raggiungere distanze maggiori in meno tempo rispetto alla corsa, soprattutto per una tapasciona come me! E' un'altra via di fuga. 

Sono entrambi pezzi di un puzzle, il mio. E si incastrano perfettamente fra di loro. Anche con me.
Il resto si vedrà, la strada da fare è ancora tanta. Cambiano i mezzi, i tempi, ma non cambia la passione o la voglia di fare. 
Il piacere di mettersi in gioco, di rischiare e magari farsi ancora male. :-) ma si sopravvive, sicuramente più consapevole di prima, di me stessa e dei miei limiti, ma anche di altre potenzialità o possibilità che prima non vedevo. 

Quante volte da piccola sono caduta e mi sono sbucciata le ginocchia? Tante, ma tante! Eppure ci si rialzava e si continuava a correre!
E anche stavolta è solo un ginocchio, solo un po' più sbucciato!

giovedì 16 febbraio 2017

Upon a time...

"Non c'è mondo per me aldilà delle mura di Verona..."




Forse un po' esagerata per il mio mondo, ma Verona sicuramente ha un fascino unico. 
Da ormai 3 anni non affrontavo una Mezza, alternando tapasciate, Regine, Trail, pause e riprese, andate e ritorni. E allora perchè non riprovare l'emozione della prima vera Mezza? 

Di sicuro è stata una gita, una vacanza come l'ha definita ♥E♥ e come tale è stata vissuta. 

Come sempre non preparata sul piano della velocità, i km c'erano nelle gambe, di sicuro non la velocità :-) ma una cosa mi ha confermato questa corsa: le distanze non si misurano in km o in tempi, ma in felicità.

Mi sono vista finalmente la città. Durante la prima Mezza a Verona ero più preoccupata dal tempo quest'anno ho vissuto la città, ho fatto la turista fra le antiche mura e porte della città, come in un suggestivo giro turistico e guidato della Verona shakespeariana
Ho fatto la spettatrice, guardando gli altri, prima e durante la corsa. Rimanendo a bocca aperta quando ti doppia letteralmente il compagno di squadra (immensoThomas!), ma rimanendo altrettanto sorpresa quando il runner davanti a te torna indietro per farsi un selfie in una piazza particolarmente bella. Allora pensi alla varietà di soggetti e di situazioni che la vita ti offre, e sorridi. Io come sempre faccio nelle mie corse sorridevo, rallegrandomi per le belle parole e persone incrociate per caso. Il ragazzo sconosciuto che la mattina mi ha dato un passaggio dall'hotel alla partenza, la ragazza che mi ha fatto compagnia nel palasport mentre cercavo di scaldarmi un pochino, che mi ha fatto i complimenti perchè semplicemente sono una mamma che lavora e che trova il tempo per correre divertendosi... e poi scopri che è una certa Nadia Tosi, ultramaratoneta che punta all'1.30 in quella Mezza ;-) e allora pensi a quanto è bella la normalità di alcune persone...

Poi all'arrivo vedere ♥E♥ che mi corre incontro a braccia aperte dicendo 
Mamma hai la medaglia, hai vinto! 
non ha prezzo, proprio come nella pubblicità. 
Perchè in quel momento pensi, sì ho vinto. HO vinto anche oggi, mettendo a tacere i fantasmi che tutti abbiamo dentro, ho vinto sorridendo a ogni km, ho vinto commuovendomi entrando nell'Arena. E vinco ogni giorno, anche quando non me ne rendo conto.

Alla fine una persona speciale mi ha detto che quello che io ho chiamato "tempaccio" cronometrico è un dettaglio da orologio, e l'orologio è un bell'oggetto da mettere al polso. Ho portato a casa la mia medaglia con la determinazione anche questa volta, questo conta. Punto.

La canzone? Certo che c'è: 
Come on, come on 
Jump a little higher
Come on, come on
If you feel a little lighter
Come on, come on 
We were once
Upon a time in love 

We're accidentally in love 
Accidentally in love...


Adoro i cerchi quando si chiudono e anche per questa volta si è chiuso.

lunedì 6 febbraio 2017

una glimmies nel bosco





Benigni  diceva "buongiorno principessa!"
Io ho il Ferdi che mi scrive "bentornata principessa!". 
Eh già, bentornata, "da dove" non si sa, ma "a dove" si'. 

Trail Scaldagambe e dopo tanto, tanto tempo mi sono divertita come una volta. Semplicemente correndo (a volte anche camminando :p) semplicemente. Dopo uno stop legato ancora alla caviglia che non vuole sistemarsi (ma io non l'aiuto molto ;)) ma anche alla non voglia, alla mancanza di stimolo, al dover correre perchè corrono gli altri... oggi no, ho corso perchè avevo voglia io. E avevo voglia di fuori strada, perchè a volte per qualcuno il fuoristrada è la strada giusta. 
Considerando che alla partenza pensavo seriamente di tornarmene a casa, reputo il mio risultato finale molto dignitoso! 
Pur essendo una secchiona, a volte mi capitava comunque di andare a scuola impreparata e allora? E allora improvvisavo, portando a casa comunque qualcosa. Me la cavavo, insomma come oggi. Quando riesci a cavarrtela nelle difficoltà e ci riesci pure dignitosamente devi semplicemente esserne contento. E se come oggi ci riesci pure con il sorriso, allora fermati, goditela e non chiedere di più: accontentati e apprezza. 
Oggi quel momento è stato esattamente al 10 km in discesa con il fango che fa cik.ciak, le scarpe che perdono aderenza e pattinano e allora tu per non cadere, accelleri. A volte bisogna accellerare per non cadere, un po' come in moto...
E io scendevo in modalità Montella, facendo l'aeroplanino e cantando.
Quest'anno l'obiettivo è molto semplice: 2017, divertirsi e abbinare a ogni corsa una canzone. 
Si dice che ogni storia d'amore abbia una canzone, bene la corsa è una passione? Ogni corsa che lo meriterà avrà la sua canzone per ricordarla. 
Oggi è stato molto semplice trovarla nella mia  playlist: 
On my own, on my own
I will make your future better
On my own, on my own for you
I will pray all night long
You will never have a problem
don’t feel smaller than the others...

qualche volta ho superato, il più delle volte mi hanno superato, ma non è un problema: don’t feel smaller than the others.
Io voglio solo continuare a correre così, divertendomi, cantando e ridendo.

Sulla salita il fotografo mi ha detto, "una luce nella nebbia". Non so se si riferisse al mio giubbino catarifrangente o al sorriso :) io in ogni caso so che "brillavo", almeno oggi. A volte no,  a volte a intermittenza... un po' come le Glimmies di Ester. Puoi decidere come brillare: se riflettere la luce di qualcunaltro o produrre la tua. 
Accendo la mia, non sempre lo so, ma quando è accesa so che sono sulla strada giusta e quando non è spenta so che una strada la si trova comunque...

sabato 31 dicembre 2016

Beeeeh, nun se saluta?

A chi di dovere. Scrivo con riferimento ai giorni belli.
 Ne voglio trecentossessantacinque. 
Se vuoi dei bei giorni, la cosa migliore è ordinarli un anno per volta!  
Lucy van Pelt




Un po' come fai con l'oroscopo...non ci credi, ma lo leggi, se è bello finisci per crederci... 
Alla fine domani è semplicemente il 1 Gennaio. Cambia la numerazione dei documenti, si riparte da 1. Ma noi siamo sempre gli stessi. I buoni propositi durano poco e lo sappiamo bene!
Odio il Capodanno, come il Carnevale, due giorni in cui devi divertirti per forza, secondo la prassi. Tutto rispetto per chi festeggia, ma forse sarebbe più semplice impegnarsi a divertirsi ogni giorno dell'anno non solo una manciata di ore la notte del 31.
Fa "alternativo" fa "polemico" non fare festa?
Chi l'ha detto... si può essere felici staccando il calendario vecchio e appendendo quello nuovo al muro! Si può, per un attimo, in quella frazione succede qualcosa a tutti. Scettici o no, ottimisti o no, sbronzi o no... succede che per un attimo la speranza si accende, che non solo le fatture o i ddt ripartano da 1, ma anche tu. A tutti noi piace pensare che ci possa essere un nuovo inizio...
Ma noi siamo sempre gli stessi. I buoni propositi durano poco e lo sappiamo bene!
Stamattina corsa di fine anno con la mia Compagna di Viaggio. Presezzo-Roncola rivisitata, una corsa in salita per ricordare un 2016 carico di pesi, da buttare...anche se poi "tutto ciò che segna, insegna" 
Uno sguardo al panorama, e via in discesa. Una lunga, divertente discesa con il sole in faccia. Una corsa incontro all'anno nuovo col sorriso, come a dire io sono qui, prova a prendermi...

Il 2014 se devo fare un bilancio da runner è stato l'anno delle Mezze, il 2015 l'anno della Regina,il 2016 l'anno del Trail.
L'anno che verrà sarà senza programmi, quello che si potrà e si vorrà fare si farà. Di sicuro non mancheranno il dislivello e le piccole grandi sfide... perchè un orizzonte sempre piatto non lo voglio ammirare.

Scendendo dalla Roncola un gregge di pecore. 
Ela "salutale con la mano, porta bene"
Io " se serve le abbraccio anche!!"

Di sicuro salutiamo le pecore quelle che portano bene, ma diciamo ciao anche a quelle pecore a due zampe che a volte incontriamo, perchè la vita a volte è già complicata di suo e non servono codardi a complicarla. A volte è così bella e intensa che non la puoi condividere con chi sceglie di viverla a metà. A volte è cosè breve che non puoi sprecarla con chi non fa che commiserarsi...
Ecco saluto così il mio 2016, vestita di rosso con cui ho fatto pace non perchè credo poi porti bene, sorridendo in discesa, col sole in faccia, i capelli scompigliati come sempre... e salutando le pecore.
E domani?
E' semplicemente il 1 gennaio, succede ogni anno!
La cosa importante è non smettere mai di credere che però si può sempre ricominciare. Ma c'è un'altra cosa importante da ricordare...che ci sono alcune cose e persone alle quali vale la pena di aggrapparsi e condividere un anno intero...

martedì 25 ottobre 2016

Pink is Good



Venerdi mattina mi arriva un messaggio da Francesco di Bros to Run, "Vale che fai domenica?"

Niente di particolare, ultimamente le mie corse sono un po' altalenanti, non riesco a darmi un nuovo obiettivo, talmente sono state belle ed importanti per me quelle dell'ultimo anno. 

Così, giusto perchè la curiosità è donna... gli chiedo perchè!

"Domenica 23 a Milano c'è la  Pink Parade Pittarosso e le amiche runner di Pink is good organizano questa corsa da 10k e 5k per sostenere la lotta contro il tumore al seno. 


Questo il messaggio... bum! un colpo allo stomaco in senso buono. 
Devo ancora dare la conferma a Francesco, ma ho già deciso, certo che ci vado.

Un anno esatto fa stesso periodo correvo la Maratona di Venezia e per settimane ho "rotto le scatole" insistendo sulla mia pagina FB per la raccolta fondi a sostegno della ricerca, Venicemarathon infatti associa alle proprie iniziative sportive una finalità benefica, sostenendo diversi progetti di solidarietà coinvolgendo anche noi maratoneti. Così avevo deciso di dare un "senso" alla mia "impresa sportiva" affiancando un'impresa solidale, correndo e raccogliendo fondi per una buona causa. E così è stato.


Qui il racconto che spiega perché io, come tante altre persone, sia così legata alla ricerca 

http://valentinafarneti.blogspot.it/2015/10/326-ora-un-senso-ce-lha.html

Non ero sola domenica, con me è venuto Ferdinando, il mio gemello diverso con cui l'anno scorso ho condiviso la raccolta fondi e quest'anno è stato il giusto compagno di Viaggio per suggellare il nostro impegno e il nostro legame con il fiocco rosa. 




Una festa, nonostante la pioggia, Milano si è tinta completamente di rosa. 
A noi è stato dato il pettorale della 5k gentilmente offerto dalla Fondazione Umberto Veronesi, una camminata per le famiglie, un'occasione per divertirsi con le persone care. Con me è venuta anche la mia bimba Ester, ovviamente vestita di rosa anche lei! 


Trovare qualcosa di rosa non è stato difficile, anzi. Forse dovrebbe essere sempre così... riuscire a trovare qualcosa di rosa anche in una giornata di pioggia.
La pioggia non ha fermato la corsa, niente ferma il rosa, niente ferma le donne. Questo lo slogan, niente di più azzeccato.
La pioggia non ha fermato o tanto meno spento gli entusiasmi e i sorrisi di tante persone.



Perché la vita è una Corsa e correre mi ricorda ogni volta quanto possa essere bella e imprevedibile la Vita. La Vita non è un viaggio in piano, è un continuo alternarsi di salite o discese. E se la vuoi vivere non puoi fermarti a metà salita o farti travolgere dalla discesa. Devi correre... 

martedì 11 ottobre 2016

la bestia nera




Non amo di meno gli uomini, ma amo di più la natura...

domenica sera sul divano in casa FEV si guardava, anzi si riguardava Into The Wild, direi perfetto dopo un trail sulla Presolana.

Eh già la Presolana, la  mia bestia nera. Che da sempre associo al mio unico ritiro.

Il ritiro per me è una cosa anomala, non avendo mai velleità di tempo, per me quel che conta è terminare il Viaggio, a meno che ovvio stia male qualcuno. Ma l'anno scorso avevo detto che non sarei uscita di casa il giorno del trail della Presolana tanto era stato negativo per me quel giorno. Capita, ci sono persone e luoghi che tirano fuori il meglio di te e altri il peggio.
E così domenica in barba a quanto detto ci ho riprovato: 6 Comuni Trail.

Nulla da togliere a quella montagna, splendida, ma purtroppo quando un ricordo macchia qualcosa, lo puoi provare a cancellare, ma un alone rimane sempre. E nonostante la pioggia dell'anno scorso e di ieri, l'alone di tristezza rimane.

Poco da dire domenica, è stata una corsa anomala per me e per chi era li con me. Bellissimi panorami, paesaggi per me nuovi e affascinanti come ogni volta sa fare la montagna, ma riguardo alla corsa poco da dire, lo tengo per me perchè non renderebbero mai le parole le vere sensazioni di ieri.

Scritto l'anno scorso ma perfetto anche per il 2016. Questa volta c'era Cris con  me, la mia garanzia, con lui qualsiasi corsa la porto a casa, in barba ai suoi tempi riesce a sopportare i miei. A spronarmi quando vede l'occhio che si spegne e diventa lucido.

Ti concedo di camminare solo in salita... mi ha detto, ma la Vale camminava anche in piano. E lui ad ogni salita, mano sulla schiena  mi spingeva, le gambe vanno è il fiato che manca... ti aiuto io...
Già se non ci fosse stato Cris quasi certamente avrei mollato il colpo anche sta volta.

Al traguardo ci sono arrivata, anche col sorriso, ma anche stavolta mi sono detta basta, con te Presolana ho chiuso.
E se io stessi sorridendo e correndo verso di voi… 
Riuscireste a vedere quello che vedo io ora?
dice il film.

Cri alla fine mi ha fatto gentilmente e sinceramente (come solo un vero amico sa fare) notare che non ero pronta, 3 settimane di stop si sentono, speravo di campare di rendita ma non è così. 
Soprattutto in montagna, soprattutto in una montagna che per qualche motivo non consideri amica. Ci sono montagne che mi ispirano serenità, altre stupore e meraviglia, altre malinconica, altre tristezza e quasi angoscia.
Non cerco alibi per la mia corsa, quella è andata così così, ma alla fine l'abbiamo portata a casa come si dice.

Credo che quella montagna mi riveli esattamente l'ambiguità della Montagna, quel suo essere complessa. 

Sia ben chiaro la mia non è una campagna contro la Presolana! :) è solo una timida analisi di una che ha scoperto tardi la montagna. 
Come in tutte le storie d'amore c'è anche un lato un po' più "oscuro" e qui la montagna mi ha messo in luce la sua e la mia fragilità. 
A volte come l'esperienza insegna la montagna sa essere anche inospitale e pericolosa. La mia non vuole essere una visione tragica della montagna, non è passata la cotta. Anzi.

E' solo una visione più disincantata che mette anche a nudo gli aspetti "inquietanti" di questa Regina e gli aspetti più fragili che ognuno ha dentro di sè.

  

domenica 2 ottobre 2016

sfogliando...

Qual è il limite fra passione e ossessione?

Fra la gente che corre questa domanda ha un senso, qualcuno SE lo domanda, qualcuno TE lo domanda,  qualcuno no.
Io spesso, ma più rispetto a quelli che incontro che verso me stessa. La MIA risposta la so: è una passione. Stop.
Me lo ha confermato giusto uno stop, il mio fisico e quello di un cartello stradale, al quale una donzella non si è fermata due settimane fa. Auto distrutta e io un po' acciaccata. Al di là della botta, dello spavento e del disagio di essere per un bel po' senza auto ci sono aspetti positivi. Ho riscoperto la bici e il rallentatore.
Nella corsa non sono mai stata una velocista, ma nella vita quotidiana tendo a esserlo. Ora i ritmi sono necessariamente più lenti e a volte non è così male.

Anche la corsa si è fermata, un po' di strascichi ci sono stati. Ma a breve si torna a correre.

Non è un'ossessione la mia, ma una bella storia d'amore, che ti seduce, si ritrae a volte, ma poi ti cerca ancora. Non se ne va. Idem la corsa in montagna.

Sabato mattina in treno sfogliando una rivista "fashion" davanti a una pubblicità di un noto marchio di filati, quello che mi ha incantato è stato il paesaggio non il maglione.



Deformazione? Forse. O forse un grande amore che ti fa vedere sempre il bello dell'oggetto del tuo desiderio.
Prima di amare la corsa in montagna devi imparare a soffrire, anche a perdere l'equilibrio... ma poi non se ne va più via. E' una gigantesca famiglia, che ti accoglie, qualsiasi montagna sia.
Io in quella montagna imparo a conoscermi, ad ascoltarmi e a vivere. Ancora pochi giorni e sarà di nuovo pettorale in montagna.
C'è chi lo fa per pura sfida, chi per mollare tutto il resto e chi semplicemente lo fa per natura, per vocazione (nonostante i risultati :-) ...) perché è un piacere puro e assoluto.
Paesaggi ed emozioni a volte malinconici, ma è proprio lì il bello: riuscire a lavorare su se stessi e trasformare le ombre in luce...