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martedì 14 giugno 2016

Caro diario...



Scrivere su un diario è come prendere fotografie con la matita.
W. Kan





Mi sono innamorata tardi della montagna pur essendo nata a Bergamo, una città di montagnini come dicono da queste parti. Mamma e papà non sono orobici, e nel mio sangue forse c'era più iodio che ossigeno alla nascita, viste le origini.
Poi piano io e la montagna abbiamo cominciato ad incontraci. Neanche lo sci è riuscito ad avvicinarci, ma l'arrampicata sì. E abbiamo capito di piacerci, così toccandoci con mano.
Nel frattempo arrivava anche la corsa nella mia vita. Tutte passioni arrivate in età non più giovanissima, forse esplose per colmare delle mancanze o delle insoddisfazioni in quel momento. Passioni che hanno aiutato a riempire quei vuoti e a superare delle incertezze e ancora mi aiutano.





Corsa e montagna si stanno sovrapponendo ultimamente e stiamo lavorando per migliorare l'intesa fra le parti.
L'anno scorso c'è stata la scintilla che ha definitivamente acceso la passione per la montagna: terminare la Monza-Resegone con 2 grandi Amiche. Tanti ricordi di quella notte, ma uno chiarissimo, dentro la Capanna Alpinisti Monzesi la scritta sul muro di Walter Bonatti la montagna più alta rimane sempre dentro di noi.
Quella scritta è stata la molla.







La corsa è sempre un percorso, dentro e fuori di noi. Lo dicono in tanti.
Su qualsiasi superficie, asfalto o meno, è sempre un Viaggio. Ma la corsa in montagna è secondo me qualcosa di più, è un percorso alla scoperta di sé e di quella montagna dell'anima che ognuno di noi ha dentro di sé e non tutti sanno arrivarci o vogliono arrivarci.

Dopo aver provato la Mezza, la Regina e un'ultra K il trail è stato il passaggio inevitabile per me. Perché non hai riferimenti, è incertezza pura. Quello davanti può scivolare sul sasso e tu no, o viceversa. Può esserci fango se piove o un terreno asciutto se c'è il sole. E per chi come me odia le tabelle, le ripetute, l'imprevedibilità del percorso è quanto di più esaltante ci sia.

Impegnarsi è complicato, richiede sforzo e sacrificio, ma puoi stupirti di quanto tu sia capace di impegnarti per arrivare in cima a quella salita e poi al traguardo.
Qualsiasi corsa è impegnativa, che sia strada o asfalto. Io per il momento ho scelto il fuoristrada. E ne dovrò fare ancora tanto per realizzare il sogno di quest'anno: il Brenta Trail. 
Niente GTO per la sottoscritta! Sarebbe stata una scelta "scontata" vista la vicinanza, ma troppo "impegnativa" in questo momento. Mamma, moglie e lavoratrice autonoma non DEVO dare, ma VOGLIO dare la priorità alle persone a me care e al lavoro. La corsa mi piace tanto, ma non cambio la mia vita per la corsa, se mai cambio la corsa in base alla mia vita. Così gli allenamenti si adeguano agli spazi e ai tempi. 
La corsa comunque a modo suo ha cambiato in meglio la mia vita, arricchendola, ma non voglio che mi privi di qualcosa. Finirei per non amarla più così.

Quindi ho lasciato agli altri l'impegnativo, ma anche inflazionato GTO e ho optato per il mio lago: Molveno. Il lago che da 4 anni, cioè da quando è nata la mia Ester, ci accoglie. E' il nostro angolo di Paradiso e scoprire che il Brenta Trail parte e arriva a Molveno mi sembrava che aspettasse solo il mio sì.
Quindi eccomi qui. 
Il diario di bordo come la mia preparazione è un po' incasinato, già iniziata ma non ancora scritta!




Qualche mini trail, ma neanche troppo per un'amatoriale, sono stati già affrontati e messi per iscritto, altri arriveranno. Io ci provo, a raccontarli, a viverli e soprattutto a divertirmi. Perché una montagna va salita passo dopo passo, come la vita. La salita è dura e la discesa richiede attenzione...a volte ti manca il fiato, a volte il panorama te lo toglie il fiato.

E come cantava De Andrè nella fatica del tuo sorriso, cerco un ritaglio di Paradiso. 
E questo Paradiso con la sua fatica riesce a farmi sorridere...



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